don conte e sos istintos

🎭 Don Conte e Sos Istintos

🎭 Don Conte e Sos Istintos🎭

Il Carnevale di Ovodda: quando l’ombra viene chiamata per essere trasformata

 

Nel cuore montano della Barbagia, a Ovodda, il Carnevale non è festa.
È rito.
È discesa.
È confronto con ciò che normalmente viene nascosto.

Qui non trovi maschere allegre né coriandoli.
Trovi Don Conte e Sos Istintos: figure archetipiche, oscure, primitive, che incarnano l’istinto, la colpa, il caos, la parte animale dell’essere umano.

Il momento più potente arriva nel Mercoledì delle Ceneri.
Mentre altrove il Carnevale finisce, a Ovodda inizia la sua forma più autentica.

Gli uomini indossano pelli, corna, maschere annerite.
I volti diventano irriconoscibili.
Il paese si trasforma in un teatro iniziatico.

Don Conte rappresenta il potere che degenera, l’ego che si gonfia, l’identità che perde contatto con l’anima.
Sos Istintos sono ciò che resta quando le regole cadono:
impulso, fame, rabbia, desiderio, sopravvivenza.

Non è spettacolo per turisti.
È una messa in scena dell’inconscio collettivo.

In chiave simbolica, questo Carnevale compie un’operazione che oggi definiremmo terapeutica:

  • porta in superficie l’ombra

  • le dà un volto

  • le permette di esistere

  • e poi la lascia morire

Il nero delle maschere richiama la cenere.
La cenere richiama la fine.
La fine prepara la rinascita.

È lo stesso meccanismo dei riti sciamanici:
prima si scende,
poi si risale.

Chi partecipa non osserva.
Attraversa.

Il corpo viene spinto fuori dalla forma abituale.
La mente perde orientamento.
L’identità vacilla.

Ed è proprio lì che accade il lavoro sottile:
l’essere umano ricorda di non essere solo “ruolo”, “nome”, “storia”.

Il Carnevale di Ovodda insegna una verità antica:

Non puoi evolvere senza guardare ciò che ti abita.
Non puoi purificarti senza attraversare l’ombra.
Non puoi rinascere senza prima morire a ciò che eri.

Per questo Don Conte non è folklore.
È archetipo vivente.

E Sos Istintos non sono maschere.
Sono lo specchio di ciò che l’uomo moderno ha dimenticato di saper contenere.

Ovodda non celebra il caos.
Lo convoca.
Lo riconosce.
E poi lo lascia andare.

È una lezione spirituale che nessun libro può insegnare.
Solo il corpo, la notte, la cenere e il rito possono trasmetterla.


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